Salviamo le stelle

Impariamo ad amare e goderci i cieli stellati! Anche fisiologicamente, come dimostrano molte ricerche, l’oscurità notturna serve agli esseri viventi (umani e non).

Di Paola Emilia Cicerone – giornalista scientifica

Una famiglia davanti ad un cielo stellato (Credit: Cortesia Mario Borghi per la Fondazione Clément Fillietroz-ONLUS)

In questi giorni di fine dicembre, indipendentemente dal nostro credo religioso, celebriamo la luce. Quella delle giornate che lentamente cominciano ad allungarsi, delle lucine colorate e delle candele che spuntano un po’ dappertutto, della cometa che ha guidato i Magi alla grotta di Betlemme e oggi fa bella mostra di sé nei nostri presepi. E forse ci capita di alzare gli occhi al cielo più spesso del solito, ricordando che nelle giornate terse anche i cieli invernali possono essere belli.

Tracce stellari ( Credit: Nikki Miller per la Fondazione Clément Fillietroz-ONLUS/European Southern Observatory )

La verità, purtroppo, è che i nostri cieli  stellati stanno scomparendo, inghiottiti dall’inquinamento luminoso che rende impossibile all’80% della popolazione mondiale di vedere  le stelle.  Un fenomeno denunciato recentemente dall’antropologa Irene Borgna un bel libro, Cieli Neri (Ponte alle Grazie 2021), che racconta la caccia ai luoghi in cui il cielo si vede ancora, e la storia di chi si impegna per proteggerli. Come l’Associazione Cielo Buio, coordinamento per la protezione del cielo notturno https://cielobuio.org/ che raccoglie informazioni e iniziative a tutela dell’oscurità. Non si tratta dell’iniziativa di pochi romantici.  Fisiologicamente l’oscurità notturna serve agli esseri viventi, umani e non: un numero crescente di ricerche segnala i danni dovuti all’eccesso di luce, dall’alterazione dei cicli vitali alle fioriture precoci, ai danni alle popolazioni di farfalle notturne e uccelli migratori, senza contare le ricadute sulla nostra salute. E forse anche sulla nostra serenità.

Che cosa diventeremo senza stelle? Basta visitare la pagina Facebook di Cielo Buio per renderci conto di come solo pochi decenni fa la Via Lattea forse assai più visibile. Forse non vale la pena di rinunciare, anche considerato che è possibile conciliare un’illuminazione efficace e sicura con la tutela del cielo stellato. E paradossalmente proprio nell’illuminatissima Lombardia – una macchia chiara nelle carte che mostrano l’illuminazione notturna – è stata approvata nel 2000 una legge sull’inquinamento luminoso considerata ancora oggi valida, e che, se applicata correttamente, permetterebbe i ridurre i danni. Anche se le fonti luminose continuano ad aumentare, senza dimenticare la luce proveniente da strutture private, come i centri commerciali, o i cartelloni pubblicitari illuminati da luci sparate verso l’alto che in teoria sarebbero proibite.

Il rischio insomma è che lo spettacolo meraviglioso che ha accompagnato i nostri antenati vada perso per sempre. Personalmente, ricordo ancora con emozione una notte stellata nel deserto marocchino, vista una ventina di anni fa proprio in una notte d’inverno: uno degli spettacoli naturali che mi porto nel cuore.

Per fortuna, in diversi Paesi stanno nascendo Parchi delle stelle: aree protette, spesso vicine a osservatori astronomici, dove è possibile ammirare la volta celeste, oltre a partecipare a varie iniziative didattiche e divulgative. Un’opportunità di gite turistiche alternative che attira sempre più appassionati, come avviene in Valle d’Aosta dove nel settembre 2020 è nato il primo parco delle Stelle italiano a Saint-Barthélemy, dove sorge l’osservatorio astronomico della Regione gestito dalla Fondazione Clément Fillietroz (www.oavda.it).  E’ la Fundación Starlight dell’Instituto de Astrofísica de Canarias a rilasciare la certificazione Starlight Stellar Park, riconosciuta dall’Unesco, ai siti che offrono la possibilità di ammirare il cielo (per conoscerli www.fundacionstarlight.org).

 Grazie al progetto “EXO/ECO Esopianeti  Ecosostenibilità -Il cielo e le stelle delle Alpi, patrimonio immateriale dell’Europa” l’osservatorio valdostano ha potuto realizzare interventi per illuminare le zone abitate vicino all’osservatorio, mantenendo buio il cielo e garantendo la visibilità delle stelle a occhio nudo e col telescopio, in modo da offrire specialmente a chi vive in città la possibilità di osservare per la prima volta la Via Lattea. E da poco è nato un secondo Stellar Parc italiano in Sicilia, presso il centro internazionale per le Scienze Astronomiche Gal Hassin del comune di Isnello (Palermo) https://galhassin.it/. E per fortuna sono sempre di più le iniziative mirate a restituirci le stelle: pochi giorni fa si è svolta in Olanda la performance dell’artista Daan Roosegaarde, che in collaborazione con UNESCO ha chiesto alla sua città, Franeker, di spegnere le luci per una notte per rendere visibile il cielo stellato. Il risultato potete vederlo qui www.youtube.com/watch?v=VESOBfcAk2c

L’isola di Niue, nell’Oceano Pacifico, è il primo Paese al mondo ad essere classificato come “nazione dal cielo buio”. I cieli oscuri permettono una visione chiara e incontaminata delle stelle e, dato che l’80% delle terre emerse è inquinato dalle luci artificiali, sono molto rari.

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