Ada Byron e Hedy Lamarr: pioniere della scienza

La biografia di oltre 100 scienziate a firma di due donne di scienza

di Sara Sesti – insegnante e scrittrice, collabora con la Libera Università delle Donne

Fin dall’antichità molte donne si sono occupate di scienza, anche se spesso al di fuori dalle istituzioni universitarie, visto che fino alla metà dell’Ottocento gli studi superiori erano riservati esclusivamente agli uomini. Nonostante questa discriminazione, le donne di scienza sono state capaci di trasformare i limiti a loro imposti in un’occasione per inventare qualcosa di nuovo, avventurandosi in campi sconosciuti, seguendo il loro desiderio di sapere o l’urgenza di trovare soluzione a problemi sociali e collettivi, senza badare a quanto era considerato importante nelle accademie e nelle istituzioni cui, essendo donne, non avrebbero potuto accedere. E in questo modo hanno fatto scoperte notevoli, della cui importanza spesso ci si è resi conto più tardi, o che sono state sfruttate da altri, tanto che ancora oggi facciamo fatica a collegare il loro nome al progresso scientifico. Come è avvenuto per due pioniere come Ada Byron e Hedy Lamarr, due nomi famosi che non sempre associamo, come dovremmo, al progresso scientifico e tecnologico. Eppure Ada Byron nel diciannovesimo secolo anticipò le basi dell’informatica, intuendo le potenzialità combinatorie di una primitiva macchina per il calcolo, l’Analytical engine. Mentre la famosa attrice, in piena seconda guerra mondiale, contribuì a porre le basi di una tecnologia innovativa che di fatto è stata applicata solo oggi nella telefonia cellulare e nelle reti wireless. Vale la pena quindi di conoscere meglio le loro storie.

Ada Byron, Lady Lovelace

Ada Byron (1815- 1852)

Figlia di Lord George Byron, il famoso poeta romantico inglese, Ada Byron era una raffinata nobildonna, assidua frequentatrice delle corse dei cavalli. La sua passione la portava a seguire con attenzione il mercato dei cavalli di razza, aveva imparato i nomi dei fantini più bravi, dei purosangue, dei puledri più promettenti e degli allibratori e usava le sue insolite capacità di calcolo e di previsione per vincere le scommesse. Il tutto non per puro piacere, ma per cercare di procurarsi il denaro per perfezionare il primo computer della storia.  Nata a Londra nel 1815, Ada non conobbe mai il padre, perché i suoi genitori si separarono poco dopo la sua nascita. La madre, Annabella Milbanke, una donna colta e amante della matematica, volle per lei un’educazione scientifica, anche per evitare che seguisse le orme paterne. Ada, che era dotata di notevole intuizione e sapeva guardare più in là delle sue contemporanee, dimostrò una grande passione per la matematica e per il calcolo. Fu istruita da illustri istitutori privati e nonostante la salute cagionevole portò  avanti i suoi studi con passione, non esitando a scrivere a scienziati famosi per chiedere suggerimenti e consigli. A diciotto anni conobbe Charles Babbage, ingegnere e matematico di Cambridge. Tra i due nacque una forte amicizia e Ada si entusiasmò per le ricerche dello studioso, che stava lavorando da anni alla progettazione della “macchina analitica”, l’Analytical engine, primo prototipo di computer meccanico. In pratica, il progetto trasferiva l’invenzione di Joseph-Marie Jacquard – il primo telaio a schede perforate per automatizzare il lavoro dei disegni sulle stoffe – a una macchina per il calcolo automatico. 

Modello di parte dell’Analytical Engine (Londra, Museo della Scienza)

Dopo due anni Ada sposò Lord William King, conte di Lovelace, e nonostante gli obblighi imposti dalla vita sociale, i tre figli avuti in soli quattro anni e i problemi di salute continuò a dedicarsi alle sue ricerche, appassionandosi alle prospettive del calcolo automatico: aveva intuito che quella di Babbage non era solo una macchina per far di conto, ma poteva diventare un dispositivo capace di elaborare anche simboli astratti.  Sappiamo dai suoi scritti che aveva ipotizzato per la macchina vasti campi di applicazione fornendole sia un programma, cioè una sequenza ordinata di istruzioni operative (oggi parliamo più comunemente di software), sia i dati, cioè le grandezze su cui eseguire le istruzioni; in particolare, Ada considerò la possibilità di usare le schede perforate per il calcolo di formule algebriche, oltre a immaginare che la macchina potesse comporre musica e produrre disegni.

Per perfezionare ulteriormente la macchina secondo le sue intuizioni, Ada aveva bisogno di denaro, ma le corse dei cavalli non le portarono fortuna, e perse tutte le sue sostanze. La sua vita si concluse tragicamente: dopo lunghe sofferenze dovute a un cancro, si spense a soli trentasei anni. Oggi è considerata la prima programmatrice della storia dell’informatica, e un’anticipatrice del concetto di intelligenza artificiale. Nel 1979 il Dipartimento della Difesa statunitense, in suo onore, ha dato il nome ADA a un linguaggio di programmazione per grandi sistemi di calcolo.

Hedy Lamarr

Hedy Lamarr (1914- 2000), “la donna più bella del cinema di tutti i tempi”, fu soprattutto una scienziata. A lei si deve la realizzazione dello Spread Spectrum

Quanto a Hedy Lamarr, considerata la donna più bella del cinema di tutti i tempi, è diventata famosa nel 1933, a diciannove anni, per una sequenza del film Estasi nella quale appariva interamente nuda, cosa che fece grande scandalo alla Mostra del cinema di Venezia, dove il film fu presentato per la prima volta. Del fascino femminile Hedy ha dettato una formula semplicissima: “Non è difficile diventare una grande ammaliatrice: basta restare immobile e recitare la parte dell’oca”. Ma oca Hedy non lo era proprio, come dimostra il premio speciale ricevuto nel 2000 dall’Electronic Frontier Foundation per avere brevettato lo Spread Spectrum, un principio rivoluzionario, anche se mai sfruttato in termini economici, recentemente usato nelle tecnologie wireless.

Nata a Vienna nel 1914 da una ricca famiglia ebraica Hedwig Kiesler, in arte Hedy Lamarr, aveva cominciato con profitto gli studi di ingegneria, ma fu scoperta da un famoso regista, iniziando presto una carriera a Hollywood. In realtà al cinema non ebbe particolare successo: relegata quasi sempre in parti secondarie, lo abbandonò definitivamente nel 1958. L’idea dello Spread Spectrum nacque durante una cena con il pianista d’avanguardia George Antheil.

L’attrice che aveva avuto sei mariti, era stata sposata anche con un fabbricante d’armi austriaco e, durante il matrimonio, aveva familiarizzato con armi segrete e munizioni. Profondamente antinazista, desiderava contribuire alla lotta contro il regime di Hitler sfruttando le sue conoscenze in campo bellico. Lo sforzo della ricerca in quegli anni era fortemente orientato alla realizzazione di nuovi sistemi di difesa e Hedy si dedicò alla possibilità di eliminare le possibili intercettazioni dei siluri radiocomandati, sostituendo alla frequenza fissa di trasmissione una frequenza variabile. L’idea era geniale, ma le tecnologie di allora non permettevano di realizzarla . Insieme a George Antheil, Hedy ideò allora un metodo per far saltare il segnale a intervalli regolari, con una frequenza di successione che doveva essere conosciuta solamente da chi trasmetteva e da chi riceveva. All’epoca, la Marina americana lo ritenne un sistema troppo ingombrante e ufficialmente non fu mai usato. Il progetto fu realizzato successivamente con il nome di Spread Spectrum (Spettro Espanso) e nel 1962 fu installato sulle navi che parteciparono al blocco di Cuba.

Oggi però lo Spread Spectrum è riconosciuto come principio base della telefonia mobile: durante una telefonata al cellulare, la frequenza deve variare di continuo, per consentire l’utilizzo della stessa gamma di frequenze a più utenti ed evitare che la conversazione sia ascoltata da altri.  A brevetto ormai scaduto da tempo, nel 1997, all’attrice e al musicista che lo avevano registrato fu conferito il Pioneer award, un premio destinato agli inventori che hanno rivoluzionato il mondo dell’elettronica e della comunicazione. Nel 2000 ottennero anche il premio speciale dalla Electronic Frontier Foundation; Hedy Lamarr fece in tempo a riceverlo poco prima di morire in Florida, all’età di ottantasette anni. Nel 2014, Lamarr e Antheil sono stati inseriti nella National Inventors Hall of Fame degli Stati Uniti.

Le biografie sono tratte da Sara Sesti, Liliana Moro, Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie, pag. 250, Ledizioni, 2020

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