Animali in letteratura

Cani, gatti e anche cavalli raccontati attraverso i secoli, in tutto il mondo

Di Paola Emilia Cicerone – giornalista scientifica

La copertina di un libro immortale: Zanna Bianca

Gli animali domestici ci accompagnano da migliaia di anni: logico che si siano conquistati un posto nella letteratura: si tratta soprattutto di cani, a cominciare  da Argo, l’anziano cane di Ulisse che riconosce il padrone arrivato a Itaca sotto mentite spoglie per compiere la sua vendetta e subito dopo muore, stremato dagli anni e forse dall’emozione senza che Ulisse, costretto a mantenere l’incognito, possa fargli un’ultima carezza. Una scena dolorosa e così vicina alla nostra sensibilità che è difficile immaginarla lontana nei secoli. Poi, certo, gli animali sono simboli potenti che aiutano a raccontare qualità e difetti degli umani, dalle favole di Fedro ed Esopo ai bizzarri animali che popolano Alice nel paese delle meraviglie, alla Fattoria degli animali di George Orwell, allegoria della rivoluzione sovietica dove i cani incarnano le forze della repressione. Senza dimenticare Il gatto nero, un racconto di Edgar Allan Poe in cui i felini personificano la cattiva coscienza del protagonista o il cele

berrimo Moby Dick, dove la lotta tra il capitano Achab e la balena bianca -in realtà un capodoglio – simboleggia il conflitto tra il bene e il male.

Ma proprio la grande letteratura americana è stata capace di dare spazio ad animali veri: tra i personaggi a quattro zampe spiccano Zanna Bianca e Buck, il protagonista de “Il richiamo della foresta“. Un lupo che è anche un po’ cane, e un cane irresistibilmente attratto dalla natura selvaggia, raccontati – pur nello scenario crudele della corsa all’oro tra lo Yukon e il Klondike-  con un amore e una sensibilità che li rendono indimenticabili. Come indimenticabile, in modo del tutto diverso, è Bauschan, il protagonista del racconto di Thomas Mann  Cane e Padrone. Siamo lontani dagli scenari eroici raccontati da London. Bauschan è un cane da caccia, un piccolo meticcio  appartenuto nella realtà  al grande scrittore tedesco che ne racconta l’evoluzione da goffo cucciolo a fedele accompagnatore del padrone in lunghe passeggiate sulle rive dell’Isar. Ma soprattutto Baushan è, come spesso sono i cani nella realtà, un esempio di gioia di vivere che ispira all’autore sagge riflessioni sul valore dei semplici piaceri della vita, tanto che l’etologo Konrad Lorenz, nel suo saggio E l’uomo incontrò il cane, definì il racconto come “la più bella descrizione dell’animo canino”.

Per trovare personaggi felini altrettanto accattivanti bisogna andare in Francia dove Colette, lei stessa grande amante dei gatti, ne ha descritte le caratteristiche nella quadrilogia di Claudine ma soprattutto nei suoi Dialoghi di bestie e nel racconto  La  gatta, dove una micia di razza certosina diventa la vera rivale in amore della protagonista umana. Oppure in Inghilterra, anche se Il libro dei gatti tuttofare di T.S.Eliot è più noto per avere ispirato il musical Cats che per le sue acute descrizioni in versi della psicologia felina.

Colette tra i suoi amati gatti

Ma uscire dalla letteratura per spaziare tra musica cinema e televisione ci porterebbe troppo lontano. Anche se non si può non ricordare come gli animali, domestici e non, abbiano sempre occupato un posto speciale nella letteratura per l’infanzia, da Bambi vita di un capriolo di Felix Salten – da cui è stato tratto il celebre film della Disney – alla favola triste de Il cucciolo di Marjorie Rawlings, anch’ essa tradotta in film, fino al successo di Lassie, che prima di diventare protagonista di un successo cinematografico e di una serie infinita di telefilm – ma questa è un’altra storia – è stata raccontata da Eric Knight in un fortunato romanzo del 1938.

Una citazione a parte merita Black Beauty  Autobiografia di un cavallo, il romanzo di Anna Sewell  che nell’800 inaugurò il filone delle storie dedicate ai cavalli e alle loro padroncine, e che ha il pregio di dare voce al protagonista equino e ai suoi sentimenti, e di attirare l’attenzione sul (mal)trattamento degli animali con una sensibilità che ne ha fatto uno dei libri più letti e amati di tutti i tempi.

 L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma vale la pena di ricordare che in tempi non remoti un cane è stato addirittura venerato come santo. Si tratta di (Saint) Guinefort, un levriero vissuto in Francia  nel tredicesimo secolo: la leggenda narra che il padrone dopo aver ucciso il cane, sospettandolo ingiustamente di aver aggredito il suo bambino, ne celebrò l’innocenza facendogli costruire un monumento funebre sul quale si verificarono alcuni miracoli, tanto che l’animale fu venerato e identificato con un santo umano, diventando oggetto di una devozione che è proseguita fino agli anni ’30 del secolo scorso.

Celebre scultura di Thomas Mann con Bauschan (in Baviera)

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